"FAIR PLAY" NELLA COPPA DEL MONDO 2002

 
  La posizione della Global March against Child Labour, coordinata per l'Europa da Mani Tese.
Il calcio e altri sport si basano sul principio del "fair play" (il gioco pulito, leale), anche se ciò non sempre è rispettato. Molti giovani vedono i giocatori di calcio e le altre stelle sportive come importanti modelli di comportamento. Quindi, se c'è un settore dal quale ci si aspetta il "fair play", questo è sicuramente l'industria degli articoli sportivi.

L'uso del lavoro minorile e le precarie condizioni di lavoro per gli adulti fanno sì che i prodotti sportivi siano senza dubbio distanti dall'essere puliti. Sfortunatamente questi prodotti sono presenti in larga scala nell'industria del pallone e nella produzione di abbigliamento sportivo e di scarpe.

I prossimi Campionati del mondo di calcio che si terranno in Corea e Giappone nel Giugno del 2002, sono l'occasione giusta per assicurarsi che tutte le promesse fatte nel passato dall'industria dei beni sportivi -riguardanti il non utilizzo dei minori e la garanzia di oneste condizioni di lavoro -diventino infine una realtà.

Sfruttamento del lavoro minorile e ingiuste condizioni di lavoro
La questione dello sfruttamento del lavoro minorile nell'industria dei prodotti sportivi, in particolare in quella dei palloni da calcio, ha attirato notevole attenzione negli scorsi anni. Inizialmente venne messo in evidenza lo sfruttamento minorile nella produzione dei palloni in Pakistan e subito dopo il medesimo fatto venne alla ribalta in India nell'industria di articoli sportivi. Riguardo alla Cina, ci sono state inchieste sullo sfruttamento del lavoro nelle prigioni in cui prigionieri politici sono stati presumibilmente obbligati a produrre palloni per l'Adidas lavorando per 15 ore di fila. E' di grande preoccupazione anche il fatto che poco si conosca delle condizioni lavorative all'interno della crescente produzione cinese di prodotti sportivi a basso costo per l'esportazione.

In Pakistan e successivamente in India fu varato un programma per eliminare il lavoro dei minori da questo settore, per riabilitare coloro che sono stati sfruttati e per prevenire che nuovi bambini entrino in giovane età a far parte della forza lavoro. Sono state previste agevolazioni per assicurare l'accesso all'istruzione a molti ragazzi. La Federazione internazionale del calcio (FIFA), la federazione mondiale dell'industria dei prodotti sportivi (WFSGI), e anche l'UNICEF e le ONG come Save The Children hanno appoggiato questi programmi.

Benché in Pakistan siano stati certamente fatti dei passi avanti, il problema dello sfruttamento del lavoro minorile nel vasto mondo dell'industria dei beni sportivi è lontano dall'essere risolto. Alla stessa stregua è oggetto di forte preoccupazione il fatto che persone adulte, che lavorano alla produzione di palloni da calcio e di altri articoli di sport, non riescano a guadagnare a sufficienza per mantenere la propria famiglia e i propri figli. Una famiglia che vive in povertà è generalmente più propensa a mandare i propri figli a lavorare anziché a scuola, reiterando il circolo vizioso di povertà e analfabetismo.

La FIFA e le aziende del settore dei beni sportivi i cui prodotti hanno il marchio della FIFA, si sono accordate nel 1998 per eliminare lo sfruttamento del lavoro minorile ed applicare condizioni di lavoro più giuste e decenti per gli adulti. Queste condizioni includono, per esempio, il diritto al minimo salariale per i lavoratori, l'eliminazione della discriminazione sul lavoro ed il diritto ad aderire ai sindacati. Un precedente accordo tra la FIFA e i sindacati internazionali, che includeva un salario sufficiente per soddisfare i bisogni primari dei lavoratori e delle loro famiglie, non è stato mai ratificato a causa delle resistenze dell'industria dei prodotti sportivi.

Nel 1999 e nel 2000 comunque, sono stati stilati rapporti dettagliati riguardo al Pakistan e all'India che mostrano chiaramente come ancora siano molti i bambini che cuciono palloni in entrambi i paesi. I salari sono spesso ben al di sotto del minimo ufficiale e per di più sono sistematicamente disattese molte altre misure previste nell'accordo tra la FIFA e le compagnie produttrici.

La Global March Against Child Labour chiede, quindi, che la FIFA:

- Assicuri che nessun bambino sia impiegato nell'industria del pallone e nella produzione di altri articoli con marchio FIFA, e che i diritti dei lavoratori inseriti nel contratto tra la FIFA e le aziende del settore siano effettivamente ed integralmente applicati prima dell'inizio della Coppa del Mondo 2002;

- Adegui l'attuale contratto con le imprese che producono beni sportivi al livello di quello siglato originariamente con i sindacati internazionali, includendo il pagamento ai lavoratori di "living wages" (salario di sussistenza);

- Assicuri che venga messo in pratica un sistema di ispezione indipendente, che coinvolga i sindacati e le ONG, in tutti i paesi dai quali le aziende produttrici esportano i beni con il marchio FIFA.


La Global March chiede che tutti i produttori di articoli sportivi:

- Mettano in atto il proprio accordo con la FIFA contro lo sfruttamento del lavoro minorile e sui diritti dei lavoratori e paghino un "living wage" (salario di sussistenza) ai lavoratori prima dell'inizio della Coppa del Mondo 2002;

- Mettano a disposizione tutti i luoghi in cui vengono fabbricati i prodotti e pubblichino rapporti verificati da fonte indipendente che attestino che i loro beni sono prodotti in accordo con il contratto FIFA con il rispetto della clausola del "living wage" (salario di sussistenza);

- Applichino un Codice di Pratica del Lavoro in cui la qualità del lavoro prevista non sia inferiore a quella che era stabilita dell'accordo raggiunto nel 1996 dalla FIFA e dai sindacati internazionali.


La Global March esorta tutte le federazioni calcistiche nazionali e tutti i club affinché:

- Includano l'originario accordo tra la FIFA ed i sindacati internazionali nei propri contratti con gli sponsor e con i fornitori di materiale sportivo e si assicurino che questo accordo sia monitorato e verificato da un ente indipendente;

- Richiedano alla FIFA, alla WFSGI ed ai produttori di articoli sportivi di assicurarsi che nessuna forza lavoro minorile sia impiegata nella produzione di palloni, che i bambini che in passato sono stati sfruttati siano adeguatamente risarciti e che i salari e le condizioni di lavoro dei lavoratori adulti raggiungano gli standard stabiliti dall'accordo tra la FIFA ed i sindacati.


La Global March esorta l'OIL affinché:

- Sviluppi un sistema di ispezioni credibile ed indipendente coinvolgendo i sindacati e le ONG per far applicare e monitorare gli standard lavorativi dell'OIL nel settore dei prodotti sportivi in tutto il mondo;

- Basandosi sui sistemi di ispezione appena citati, sviluppi modelli dell'OIL di cooperazione tra settore pubblico e privato affinché vengano elaborati efficaci metodi di ispezione del lavoro, e meccanismi di accertamento di sistemi di auditing privati;


La Global March sollecita l'UNICEF affinché:

- Sviluppi e supporti la realizzazione di un programma modello di riabilitazione e di istruzione per i bambini che stanno ancora lavorando nell'industria sportiva o in tutti gli altri settori industriali, e per i bambini dovranno essere salvaguardati dal lavoro.


La Global March sollecita tutti i suoi partner affinché:

- Si impegnino per l'eliminazione dello sfruttamento del lavoro minorile e di inique condizioni di lavoro nella produzione di articoli sportivi e per stabilire nuove e più salde relazioni tra ONG, il mondo dell'industria e i sindacati, a livello nazionale e locale, per raggiungere questo scopo.

APPELLO ALLA FIFA

La questione dello sfruttamento del lavoro minorile nell'industria dei prodotti sportivi, in particolare in quella dei palloni da calcio, ha attirato notevole attenzione negli scorsi anni. Inizialmente venne messo in evidenza lo sfruttamento minorile nella produzione dei palloni in Pakistan e subito dopo il medesimo fatto venne alla ribalta in India nell'industria di articoli sportivi. Riguardo alla Cina, ci sono state inchieste sullo sfruttamento del lavoro nelle prigioni in cui prigionieri politici sono stati presumibilmente obbligati a produrre palloni per l'Adidas lavorando per 15 ore di fila. E' di grande preoccupazione anche il fatto che poco si conosca delle condizioni lavorative all'interno della crescente produzione cinese di prodotti sportivi a basso costo per l'esportazione.

I prossimi Campionati del mondo di calcio che si terranno in Corea e Giappone nel Giugno del 2002, sono l'occasione giusta per assicurarsi che tutte le promesse fatte nel passato dall'industria dei beni sportivi - riguardanti il non utilizzo dei minori e la garanzia di oneste condizioni di lavoro -diventino infine una realtà.

Noi ci appelliamo affinché siano fornite prove prima dell'inizio dei Campionati di Calcio 2002 FIFA che:
q nessun bambino è impiegato nell'industria del pallone e nella produzione di altri prodotti sponsorizzati o licenziati dalla FIFA;
q i lavoratori nell'industria sportiva godano di decenti condizione di lavoro nella produzione dei beni sponsorizzati licenziati FIFA (sia per contratto sia per licenza) e guadagnino un salario di sussistenza ("living wage");
q un sistema indipendente di ispezione coinvolgendo Sindacati ed ONG sia messo in atto in tutti gli Stati dove sono localizzate le industrie di prodotti sportivi sponsorizzati/licenziati FIFA.