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SPORT & AFFARI.
I CONTI IN TASCA AL MONDO DEL PALLONE
Ogni anno muove 200
miliardi di dollari, 350 mila miliardi di lire, quattro volte il fatturato
della Fiat: il football si è ormai trasformato nella più
grande industria internazionale dello spettacolo. Sponsor, diritti televisivi,
pubblicità, merchandising: i soldi arrivano da ogni parte. E ora,
a Parigi, si apre il torneo più ricco della storia. Che riscuote
più interesse, e ottiene più incassi, di unolimpiade.
Grazie alla cocciutaggine di Michel Platini, un ex campione che si è
trasformato in manager.
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Sono le 23.30 del
12 luglio. Stade de France, a Saint Denis, due passi dal centro di Parigi.
Manca un minuto alla fine dei tempi supplementari. Alex Del Piero conquista
la palla sullapice sinistro dellarea di rigore e con un tiro
a rientrare dei suoi batte imparabilmente il portiere del Brasile Claudio
Taffarel. Lo stadio esplode: lItalia è campione del mondo.
Davanti alla tv 50 milioni di italiani saltano in piedi, si abbracciano
e si preparano a caroselli pazzi inalberando il tricolore, anche nelle
valli bergamasche e nel Varesotto dove la Lega è più forte
e odia la bandiera nazionale. Nel mondo un miliardo e 700 mila teleutenti,
nella supertecnologica Silicon Valley come nelle favelas di Rio de Janeiro,
si entusiasmano o piangono per quel gol che ormai si chiamerà per
sempre «alla Del Piero». È il sogno di tanti in attesa
che mercoledì 10 giugno inizino i mondiali di Francia.
In realtà, al di là dei sogni di ognuno, non si sa quali
saranno i giocatori e i tifosi che gioiranno la sera della finale, domenica
12 luglio. Ma è già certo oggi che, qualunque sia il risultato
sportivo, canteranno vittoria la Federazione internazionale del calcio
(Fifa), il Comitato organizzatore francese, le tv del mondo intero, gli
sponsor. Perché ormai il calcio si è trasformato in un business
per molti. Che vincono indipendentemente da quel che succede sul campo.
Come una multinazionale
«Oggi, sommando i vari introiti, il calcio mondiale produce un fatturato
di 200 miliardi di dollari» ha detto nei giorni scorsi Joseph Blatter,
braccio destro del presidente della Fifa Joao Havelange e suo possibile
successore.
UN PIANETA DI CALCIATORI
Numero di giocatori tesserati per le federazioni affiliate alla Fifa.
«Come una multinazionale». Per esempio, la General Motors
o la Mitsubishi. Del resto, un giocatore come Ronaldo o come Del Piero
costa una cifra vicina ai 70 miliardi, quanto un aereo Boeing 737. Perché
nulla «tira» per le tv e dunque per la pubblicità (vedere
articolo Più che lo sport potè lo spot) come
questo gioco che ha 200 milioni di praticanti in tutto il globo iscritti
a federazioni affiliate alla Fifa, e centinaia di milioni di dilettanti
che riempiono campetti, strade, piazze di ogni continente.
Un business così
importante che ormai è sbarcato in borsa. In Italia la prima squadra
quotata è stata la Lazio. Ora potrebbe arrivare il Bologna. E poi
altre società ancora. In Inghilterra sono ormai una ventina le
squadre quotate, comprese alcune di serie C. E a Londra le banche daffari
Morgan Stanley e Salomon Brothers hanno creato centri danalisi specializzati
per il calcio.
QUANTO RENDONO I MONDIALI
Proventi della Fifa: vendita di biglietti, diritti TV e marketing per
ciascuna coppa del mondo (in miliardi di lire)
Televisione continua
È stata la tv la molla che ha moltiplicato il business. Proprio
in questi giorni Canal Plus francese ha acquisito per 300 miliardi di
lire i diritti per trasmettere nel mondo, ovviamente meno che in Inghilterra,
le partite del campionato britannico. A chi gli chiedeva se non avesse
commesso una pazzia, il responsabile dei progammi sportivi di Canal Plus,
Charles Biétry, ha risposto sorridendo: «E chi vi dice che
non abbia già cominciato a guadagnare? Abbiamo subito rivenduto
i diritti in 90 paesi di tutto il mondo».
OLYMPIA
In Italia la battaglia
tra Rai, Mediaset e Tmc per i diritti del campionato di calcio dellanno
scorso era stata epica: per forza, lo share delle trasmissioni tipo 90°
minuto o delle partite più interessanti raggiunge e supera a volte
il 50 per cento. Guadagni alle stelle dunque per gli spot trasmessi prima,
durante e dopo il calcio. E, di conseguenza, diritti alle stelle anche
per le società calcistiche. Il calcio inglese ha cominciato a ingaggiare
campioni di tutto il mondo, italiani compresi come Gianluca Vialli o adesso
Pierluigi Casiraghi, quando la tv ha moltiplicato per 13 i diritti che
paga alle società per trasmettere le partite della Premier league.
E se la tv francese nel 1969 pagava 30 milioni per riprendere una partita
della nazionale, questanno ha sborsato 2 miliardi e mezzo per un
solo match dei «blu».
Sponsor per tutti
«Solo una quindicina danni fa i biglietti dingresso
allo stadio costituivano il 90 per cento degli incassi delle società.
Ora sono solo il 15 per cento» assicura il dirigente di una grande
squadra italiana. Diritti tv e sponsor fanno la parte del leone. Le scritte
si moltiplicano. Cè quella sul petto, come la Pirelli per
lInter o la Cirio per la Lazio, cè lo sponsor tecnico,
ci sono le aziende che comprano limmagine di un giocatore. E proprio
tra le due aziende leader nel settore sportivo si è scatenata una
guerra a colpi di miliardi che beneficia le società.
SUCCESSIONE
Lunedì 8 giugno Joao Havelange (in alto a sinistra) lascerà
la presidenza della Fifa. La sua poltrona potrebbe toccare allo svizzero
Joseph Blatter (in basso a sinistra). A destra, Luciano Nizzola.
LAdidas ha il
40 per cento del mercato, ma la Nike è scesa in campo con grande
aggressività. Gli americani hanno firmato un contratto con il Barcellona,
gli europei hanno risposto con il Real Madrid. E se lAdidas raggiunge
un accordo con il Milan, ecco la «ditta del boomerang» non
risparmiare per sottoscrivere un contratto con lInter. In media,
solo da queste due contendenti, le grandi società incassano 24
miliardi lanno.
Cappelli e magliette
Sembra incredibile, ma nel corso degli ultimi anni il merchandising ha
raggiunto unimportanza fondamentale per i bilanci delle società
di calcio. Il record spetta al Manchester United che raccoglie ogni anno
più di 50 miliardi di lire vendendo cappellini e magliette. In
Italia siamo ancora lontani da queste cifre e tutte le società
di serie A non raggiungono quel che incassa il Manchester da solo. Ma
larrivo di Ronaldo ha moltiplicato anche questi introiti e le società
le studiano tutte: molti sostengono che il continuo cambio del disegno
e dei colori tradizionali di tante squadre sia solo motivato dalla volontà
di far acquistare ai tifosi una maglietta dopo laltra. Così
come la continua compravendita di giocatori costringe spesso i più
fanatici di squadre o campioni a inseguire lultima formazione.
Il tesoro di Platini
Quando nel dicembre del 1992 Michel Platini divenne presidente del Comitato
organizzatore dei mondiali di Francia 98 aveva a sua disposizione
quattro dipendenti che lavoravano in un appartamento di 7 stanze sullavenue
des Champs Elisées. Oggi il Cfo occupa un edificio di sei piani
e Platini dirige un esercito di 600 persone. «Uno staff appena sufficiente
per una manifestazione che ha un budget di 720 miliardi di lire»
dice lex campione della Juventus che piaceva tanto a Gianni Agnelli.
E Platini ha affidato allo studio di consulenza aziendale Algoe Management
lorganizzazione della sua équipe di lavoro. Costo, 5 miliardi.
Il primo problema
di Platini è stato quello di trovare i soldi, dato che la Francia
non ha concesso finanziamenti pubblici. Così lorganizzazione
ha dovuto contendere soldo su soldo alla Fifa che gode del privilegio
di incassare i soldi dei principali sponsor e delle tv. «Altro che
le entrate a gamba tesa sui campi di calcio» ha detto lex
campione. Che comunque ce lha fatta. Dopo una rissa durata due anni,
il Cfo ha strappato la possibilità di incassare i soldi apportati
da 33 sponsor, mentre allinizio lIsl, la società che
per conto della Fifa si occupa del business mondiale, voleva concederne
solo 8. Introiti: 270 miliardi. Con qualche scontro. Come quando France
Télécom, sponsor che paga il Comitato francese, voleva lanciare
carte telefoniche «France 98». «Non è assolutamente
possibile» ribatteva la Mastercard, sponsor che versa alla Fifa,
e che aveva lesclusiva dei diritti su tutti gli strumenti di pagamento
durante i mondiali. Alla fine, laccordo: France Télécom
venderà la sua carta, ma pagherà una commissione alla Mastercard.
Altro scontro durissimo sui gadget. Alla fine Platini ha ottenuto di dividere
a metà gli incassi con la Isl che voleva riservare per sé
la gran parte dei guadagni.
Ma non è stata
solo la Fifa lavversaria di Platini e del suo Comitato. Ben presto
le amministrazioni comunali delle città dove si giocano le partite
si sono unite al grido di «E noi?». Qui Platini giocava in
difesa, ma qualche gol lo ha subito. Ha dovuto concedere 15 miliardi a
ciascuna città, perché altrimenti le amministrazioni non
gli avrebbero concesso il diritto di affiggere 10 mila cartelloni pubblicitari
in vie e piazze. E qualche comune ha fatto di più, si è
fatto pagare anche dagli sponsor. «Abbiamo detto alla Coca-Cola
che se non ci avesse pagato un miliardo avremmo tappezzato la città
di manifesti della Pepsi» ha spiegato il sindaco di Saint Etienne.
Che ha ottenuto quel che voleva.
Ma il problema principale per il Comitato è stato quello dei posti
negli stadi, solo 2 milioni e mezzo, un milione in meno rispetto a quelli
di Usa 94, mentre le richieste erano per 20 milioni di ingressi.
Il 20 per cento dei tagliandi è riservato alla Fifa, il 15 per
cento agli sponsor. Il Comitato ha poi venduto 230 mila posti alle aziende,
con un incasso di 153 miliardi.
Zapping in diretta
Lultima novità viene da Canal Plus e si chiama Zapfoot. State
guardando una partita e segnano su un altro campo? Sullo schermo di questo
canale criptato appare una scritta e potete fare zapping immediatamente,
in tempo per rivedere il replay dellazione. Dopo la «pay per
view» ecco arrivare il «multiplex», cioè la possibilità
di vedere una partita senza perdere le fasi più importanti delle
altre che si stanno giocando contemporaneamente sugli altri campi.
«Per trasmettere i mondiali le televisioni pagheranno 300 miliardi
di lire» dice Blatter «cioè in media ciascuna televisione
sborsa 9 milioni per ogni partita. Una miseria, se pensiamo che se la
Francia arriverà in finale, Tf 1 incasserà per quella sola
serata, grazie agli spot pubblicitari, 18 miliardi».
Presi dalla Fifa
La Federazione internazionale, attraverso lIsl, incassa i soldi
dei 12 sponsor principali di Francia 98: Adidas, Canon, Coca-Cola,
Fuji, Gillette, McDonalds, Jvc, Mastercard, Opel, Philips, Snickers
e Budweiser. Ciascuno verserà tra i 50 e i 60 miliardi. Poi alla
Fifa arrivano i diritti delle televisioni, circa 300 miliardi, quindi
i gadget da dividere a metà con il Comitato francese, infine una
parte dei biglietti di ingresso agli stadi. In totale, qualcosa come 600
miliardi di lire. E senza fare un grande sforzo, perché lorganizzazione
è sulle spalle di Platini e dei suoi boys.
Un guadagno enorme, dunque, ma che non è niente rispetto a quello
che già si prevede che arriverà dai prossimi mondiali che
si giocheranno tra quattro anni un po in Corea e un po in
Giappone. Per questo la battaglia per la successione al presidente storico
della Fifa Havelange, che si giocherà lunedì 8 giugno tra
Blatter e lo svedese Lennart Johansson, si annuncia così dura.
Scontri, tackle, entrate a gamba tesa non per un pallone, ma per una montagna
di dollari.
l (a cura di Giorgio
Oldrini. Rielaborazione da testi di «Capital France». Hanno
collaborato Giacomo Amadori e Michele Misuraca)
05.06.1998
© Arnoldo Mondadori Editore-1998
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