Mondiali in vista, Nike sempre in testa
 

Mondiali in vista, Nike sempre in testa Indonesia, secondo rapporto Oxfam: "A decine di
migliaia lavorano in condizioni pericolose"

Non è cambiato molto, per gli operai (ma sono quasi tutte operaie) che lavorano in Indonesia per produrre le scarpe sportive Adidas e Nike. Migliaia di lavoratrici continuano a vivere in grande povertà e lavorare un enorme numero di ore, a sentirsi urlare addosso se vanno troppo lente, rischiare incidenti, aver paura di iscriversi al sindacato ché potrebbero
essere licenziate...Questo afferma il rapporto diffuso ieri in Australia da Oxfam Community Aid Abroad, organizzazione internazionale di assistenza umanitaria. Si intitola We are not machines, "Non siamo macchine", ed è il risultato di un'indagine condotta tra luglio 2001 e
gennaio scorso negli stabilimenti che lavorano per conto delle due marche sportive in Indonesia. L'indagine è basata su 35 interviste a lavoratori di 4 stabilimenti. E' il secondo rapporto redatto da Oxfam sulle condizioni di lavoro nelle fabbriche che producono per Nike e Adidas: il primo, due anni fa, descriveva consizioni assai misere, condite da maltrattamenti e insulti. Il secondo dice che qualcosa è cambiato, ma molto poco.
Ci sono stati dei miglioramenti, nel senso che i maltrattamenti sessuali sono diminuiti, sono stati introdotti congedi per malattia, il livello di umiliazione è minore - anche se le operaie sono ancora trattate a urli e insulti se lavorano troppo lente", ha spiegato ieri a Sydney Timothy Connor, autore dell'indagine. Nike e Adidas (come in genere tutte le più o meno note marche dell'abbigliamento e sportivo) non hanno propri stabilimenti ma commissionano i propri prodotti a aziende dislocate in vari paesi asiatici (o latinoamericani). Nike ad esempio ha 11 stabilimenti che lavorano per sé in Indonesia, quasi tutti a Java occidentale - la regione industriale che circonda la capitale Jakarta - tutti legati a Nike solo da un rapporto di committenza: sono aziende di proprietà di imprenditori taiwanesi o koreani. Alle
prime denunce sulle condizioni di lavoro negli stabilimenti loro fornitori Nike, Adidas e tutte le altre hanno prima cercato di separare le proprie responsabilità da quelle dei subappaltanti, poi adottatro codici volontari di condotta - per migliorare la propria immagine. Sul sito web di Nike troverete storie esemplari di operaie felici, che guadagnano meglio della media dei lavoratori indonesiani... In effetti glistipendi pagati in queste fabbriche "per conto Nike" (o Adidas) sono pari o addirittura un po' superiori al minimo. Ma restano pur sempre 2 dollari al giorno. In una fabbrica per conto Adidas, racconta l'operaia Ngadinah, sono sovraffollate, il bagno puzza, si lavora di notte quando l'azienda deve fare una consegn. E lei stessa è stata in galera un mese, l'anno scorso, per aver organizzato uno sciopero.

Marina Forti, Articolo pubblicato da Il manifesto l'08 Marzo 2002