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TUTE, PALLONI E SFRUTTAMENTO:
DALLA FIFA AL COMITATO OLIMPICO (1995-2002)
(il presente riepilogo cronologico è da intendersi come work in
progress e non pretende di essere esaustivo)
(a cura di Ersilia
Monti; traduzioni di Stefano Mensio)
· 1995: indagini
giornalistiche denunciano la presenza di bambini e lo sfruttamento di
lavoratori adulti nella cucitura di palloni da calcio nel distretto di
Sialkot in Pakistan, paese che da solo copre l'80% della produzione mondiale.
Fa il giro del mondo la foto di Life che mostra un bambino intento alla
cucitura di un pallone da calcio Nike con marchio FIFA. Le foto appaiono
per la prima volta in Italia nel 1996 in un articolo di Maurizio Chierici
per la rivista Io donna.
· Settembre 1996: FIFA(federazione internazionale delle associazioni
calcistiche) annuncia di aver raggiunto un accordo con la Confederazione
internazionale dei sindacati liberi (ICFTU) e con la Federazione internazionale
dei lavoratori del tessile-abbigliamento-cuoio (ITGLWF) per l'adozione
di un codice di condotta da estendere alle imprese che fabbricano palloni
e altri articoli sportivi su sua licenza. Conosciuto come il "Codice
FIFA" (allegato n.1), questo accordo non vedrà mai la luce.
La FIFA, messa sotto pressione dalle grandi case produttrici e dalla Federazione
mondiale dei produttori di articoli sportivi (WFSGI), rinuncia a firmarlo.
L'impianto del codice è troppo avanzato per le imprese, ed è
per giunta frutto di un accordo diretto con il sindacato.
· Gli aspetti rilevanti del "Codice FIFA":
1. Espresso richiamo alle convenzioni fondamentali dell'OIL (Organizzazione
internazionale del lavoro) 29 e 105 (divieto di lavoro forzato e in schiavitù);
100 e 111 (non discriminazione nell'occupazione); 138 (divieto di lavoro
minorile); 87 e 98 (libertà di associazione e diritto di negoziazione
collettiva);
2. Obbligo a corrispondere salari equi (fair wages);
3. Applicazione del codice all'intera catena della subfornitura del licenziatario;
4. Istruzione e formazione professionale dei minori sottratti al ciclo
produttivo;
5. Obbligo dei fornitori alla trasparenza e a dare accesso ai siti produttivi
ad ispettori qualificati;
6. Obbligo di informazione verbale e scritta ai dipendenti dei contenuti
del codice;
7. Divieto di provvedimenti disciplinari per effetto delle informazioni
eventualmente diffuse dai lavoratori in relazione all'osservanza del codice.
· 14.2.1997: Ad Atlanta, negli Stati Uniti, OIL, Unicef, e la camera
di commercio di Sialkot firmano il cosiddetto "Atlanta agreement",
un accordo che si prefigge di eliminare il lavoro minorile dall'industria
dei palloni in Pakistan nell'arco di 18 mesi riconducendo il lavoro di
cucitura all'interno di centri controllabili e finanziando un programma
di scolarizzazione e di sostegno alle famiglie degli ex bambini cucitori.
Gli esiti dell'Atlanta agreement saranno oggetto di studio negli anni
successivi (vedi oltre). Pur essendo rimasto escluso dai negoziati, il
sindacato internazionale valuta positivamente il ruolo di maggior peso
assunto dall'OIL per effetto dell'accordo che gli affida incarichi ispettivi.
· Luglio 1997: l'industria degli articoli sportivi rappresentata
da WFSGI presenta il suo codice di condotta modello (vedi allegato n.1
per un raffronto fra il Codice FIFA e il Codice WFSGI).
· I punti deboli del Codice WFSGI del 1997:
8. Nessun obbligo di adempimento, il codice ha natura di pura raccomandazione
per le imprese aderenti al WSFGI;
9. Non c'è espresso richiamo alle convenzioni OIL; le enunciazioni
scelte sono più vaghe;
10. Non è contemplato il diritto alla contrattazione collettiva;
11. Viene fatto riferimento al salario minimo legale e non a un salario
in linea con il costo della vita;
12. Non ci sono disposizioni per l'adozione di meccanismi di ispezione.
Sull'onda delle pressioni esercitate dalle associazioni per i diritti
umani e dal sindacato, nel 2000 il codice viene rivisto.
· I miglioramenti apportati al Codice WFSGI nel 2000:
1. Incluso il riferimento alle convenzioni OIL;
2. Incluso il riferimento alla contrattazione collettiva;
3. Riconosciuta l'importanza di un salario in linea con i bisogni primari;
4. Inclusa la raccomandazione alle imprese aderenti di dotarsi di meccanismi
di ispezione interni e di aderire a sistemi di monitoraggio esterni.
· Ciò che ancora manca nel codice WFSGI:
5. Il codice non è obbligatorio, raccomanda linee guida alle imprese
associate per costruire propri codici di condotta non vincolanti;
6. Fa riferimento all'importanza di retribuzioni in linea col costo della
vista, ma opta per il salario minimo legale o per il salario prevalente
nel comparto industriale;
7. Raccomanda ma non impone meccanismi di verifica dell'applicazione dei
codici.
Nel 1998 il sindacato internazionale riprende le trattative in via informale
con la FIFA sollecitandola a includere il codice del 1996 nei contratti
di licenza con cui la FIFA concede alle aziende dell'abbigliamento e degli
articoli sportivi l'uso del suo marchio. Il risultato è un compromesso.
Dal 1998 la FIFA include nei suoi contratti di licenza l'obbligo per le
azienda licenziatarie di:
1. Fornire prove del non impiego di bambini in tutto il ciclo produttivo;
2. Aderire al Codice di condotta WFSGI;
3. Partecipare ai programmi OIL per l'eliminazione del lavoro minorile
in Pakistan e in India.
· Punti deboli del contratto di licenza FIFA:
4. Il sindacato continua a non essere riconosciuto come controparte;
5. A detta della stessa FIFA, è difficile accertare con sicurezza
che i palloni regalo o promozionali degli sponsor, che dovrebbero rispondere
alle stesse condizioni contrattuali dei palloni ufficiali della Coppa
del mondo, provengano esclusivamente da fornitori ufficiali;
6. Le condizioni contrattuali non si applicano agli sponsor o ai licenziatari
che si riforniscono di palloni o di altri articoli sportivi che non fanno
uso del logo FIFA ma utilizzano espressioni, immagini o simboli che richiamano
l'evento sportivo. Si tratta in genere di merci a basso costo, spesso
usate per scopi promozionali;
7. I programmi OIL restringono il loro campo di intervento al solo lavoro
minorile, lasciando irrisolta la questione del trattamento salariale e
delle condizioni di lavoro degli adulti;
8. Vi sono fondati motivi per credere che gli articoli a buon mercato
che provengono dalla Cina, entrata di recente a far parte del WFSGI, siano
fabbricati in condizioni che violano il contratto.
· 22.12.1997: suscita scalpore in Italia un articolo del Corriere
della Sera a firma di Riccardo Orizio ("Qualcuno giocherà
con questi palloni" - 22.12.1997) che cita, fra le marche viste in
lavorazione da bambini nello stato indiano del Punjab, due importatori
italiani di palloni: Globo Sport Spa e Mondo Spa (azienda di Gallo d'Alba)
e la Nestlé che fa cucire palloni promozionali, la quale replica
dichiarando di aver avviato un'indagine interna.
· Gennaio 1998: Ronaldo sull'eventualità di essere invitato
a fare da testimonial contro lo sfruttamento del lavoro minorile: "Ci
sono tante cose che nel mondo non vanno bene, e questa è una. Non
sono però io che devo trovare una soluzione. Ci pensino i politici"
(Vita - 23.1.1998).
· Aprile 1998: a ridosso dei mondiali di calcio Francia '98, esce
sul mercato italiano il pallone equo, lanciato da Fair Trade e.v., fondazione
tedesca di commercio equo, in collaborazione con Transfair Italia, marchio
di garanzia dei prodotti del commercio equo italiano. La produzione è
affidata a una piccola azienda pakistana di mentalità aperta, Talon
Sport, già impegnata nel garantire alla manodopera condizioni di
lavoro accettabili. Nel contratto firmato con i distributori italiani,
Coop, CTM, Sport One (e poi Esselunga), e con il distributore tedesco
GEPA, essa si impegna a rispettare le norme internazionali del lavoro
e a non fare ricorso a manodopera infantile in cambio di un sovrapprezzo
rivolto a innalzare le retribuzioni dei cucitori, ad assicurare la copertura
delle spese di previdenza sociale e a finanziare un fondo per la concessione
di piccoli prestiti alle famiglie per la promozione di attività
produttive autogestite. Talon inoltre accetta di sottoporsi a monitoraggio
da parte di Fair Trade e.v.
· 11.5.1998: un nuovo articolo di Riccardo Orizio sul Corriere
della Sera: "Bimbi, palloni e bollicine" incastra questa volta
la Coca-cola che fa produrre i suoi palloni gadgets a marchio Fifa con
il lavoro dei bambini pakistani. L'azienda risponde di aver avviato un'indagine
e assicura di utilizzare, come sponsor ufficiale della Fifa, solo fabbricanti
approvati dalla Fifa stessa.
· giugno 1998: un ex internato in un campo di lavoro in Cina denuncia
Adidas per aver fatto uso di lavoro forzato nella produzione di palloni
da calcio per i mondiali del 1998. Il fornitore della multinazionale tedesca
si serviva di laboratori in una zona rurale che, accanto a personale proprio,
occupavano prigionieri politici di un vicino campo di rieducazione, per
15 ore al giorno e una paga di 1,50 dollari al mese, il tutto condito
da maltrattamenti fisici.
· 15.1.1999: Italia - Un'iniziativa commerciale di cattivo gusto
scatena un putiferio in un momento di grande attenzione verso il lavoro
minorile. La catena di articoli sportivi Giacomelli Sport mette in vendita
per una sola giornata palloni da calcio cuciti a mano a 900 lire l'uno
e pubblicizza l'offerta su tre quotidiani nazionali. Il titolare viene
denunciato al garante della pubblicità, il Comune di Roma ne fa
ispezionare i negozi per controllare l'origine dei palloni. La Giacomelli
si difende sostenendo di aver deciso di vendere sottocosto a scopo promozionale
rimettendoci di tasca propria e di aver avuto assicurazioni che i palloni
messi in vendita non erano stati cuciti da bambini. La Giacomelli Sport
torna alla ribalta nel gennaio 2002 quando, divenuta un piccolo colosso,
è oggetto di agitazioni sindacali. I dipendenti scioperano sotto
natale per vedersi riconosciuto un migliore trattamento economico per
le aperture domenicali, ma anche per il rispetto delle norme di sicurezza,
e il diritto alla formazione professionale.
· Fine 1999: esce uno studio della Federazione sindacale pakistana
(APFOL) che evidenzia come malgrado i progressi conseguiti dall' "Atlanta
agreement" nell'organizzare grandi centri di cucitura e tenere così
sotto controllo l'impiego di manodopera infantile, è ancora alto
il numero di bambini che lavora a domicilio. Il Sialkot Project ha garantito
l'istruzione, a tempo parziale, a 6 mila bambini contro i 15 mila del
settore. I salari corrisposti agli adulti sono bassi (uno studio realizzato
per conto della Clean clothes campaign indica che i cucitori ricevono
un terzo di ciò che servirebbe per vivere). Vi sono inoltre sistematiche
violazioni del diritto di associazione sindacale e di contrattazione collettiva
anche da parte di fornitori di articoli che sfruttano la licenza FIFA.
Le donne, infine, continuano ad accettare lavoro a domicilio sottopagato,
presumibilmente per conto di produttori che non hanno aderito all'accordo,
non potendo recarsi ai centri di cucitura a causa degli impegni domestici.
· Giugno 2000: L'ong olandese India Committee of the Netherlands,
in collaborazione con la South Coalition on child servitude (SACCS), pubblica
uno studio sulle condizioni di lavoro nell'industria del pallone nello
stato del Punjab, in India (vedi allegato n. 2). L'India è il secondo
produttore mondiale di palloni da calcio. Lo studio, che riprende e aggiorna
un'indagine condotta da un autorevole istituto indiano per conto dell'OIL,
stima in 10 mila il numero dei bambini tuttora occupati nel settore e
rileva come i salari dei cucitori adulti siano addirittura inferiori ai
minimi legali (meno della metà di un dollaro americano al giorno,
circa un terzo dell'attuale salario minimo indiano), a malapena sufficienti
ad acquistare un litro di latte e mezzo filone di pane al giorno. L'indagine
del V.V. Giri National labour institute doveva costituire nel 1999 il
punto di partenza per la realizzazione di un programma correttivo, analogo
a quello pakistano, con il coinvolgimento del WFSGI, della Sports goods
foundation of India (fondazione creata dai produttori indiani di articoli
sportivi), dell'ong Save the children e dell'OIL, il cui programma ispettivo
e di riabilitazione dei bambini sarebbe stato finanziato dal governo statunitense.
Tuttavia, non accettando il ruolo dell'OIL, alla cui partecipazione era
legata l'erogazione dei fondi, né il coinvolgimento di SACCS, ong
gradita all'OIL ma invisa agli imprenditori locali, il governo indiano
ne ha decretato il fallimento. Al suo posto prende forma un programma
finanziato dai produttori indiani di articoli sportivi aderenti alla Sports
goods foundation of India che si affida all'ente di certificazione SGS
per le ispezioni, sulla base di parametri molto ristretti, e alla FIFA
per coprirne i costi. Intanto, nel dicembre 1999, il governo indiano esclude
i centri di cucitura dalla legge sul lavoro nelle fabbriche che dà
diritto a un contratto di lavoro, un premio annuale, il doppio della paga
oraria per gli straordinari, e altro ancora. La prima fase del monitoraggio
attuato da SGS non avrebbe trovato traccia del lavoro dei bambini (ne
sono scoperti solo 70) che invece India Committee of the Netherlands ha
intervistato e fotografato; c'è il fondato sospetto che alcuni
esportatori soci di SFGI non dichiarino parte della produzione per sottrarla
ai controlli. Il comportamento dei produttori di palloni indiani viola
molte delle regole che Fifa impone per concedere l'uso del suo marchio.
Risulta poco credibile un programma di ispezioni che si limita, sia in
India sia in Pakistan, alla questione del lavoro minorile tralasciando
altri importanti obblighi contrattuali, come i livelli salariali, la tutela
della salute, i diritti di organizzazione sindacale.
· Giugno 2000: si svolge in Belgio e in Olanda il campionato europeo
di calcio Euro2000. Tutte le Clean Clothes Campaign (rete delle campagne
Abiti puliti) si mobilitano attirando l'attenzione sulle condizioni di
lavoro nell'industria dell'abbigliamento sportivo. Il codice di condotta
del WFSGI viene incluso nei contratti UEFA e ne esce una nuova edizione
migliorata (vedi sopra).
· 31.7.2000: la mano passa alla FairWear Campaign, la campagna
abiti puliti australiana che organizza una contro cerimonia di apertura
dei giochi olimpici. Al centro delle iniziative il rifiuto di Nike di
firmare il codice di condotta australiano sul lavoro a domicilio. Un mese
prima la multinazionale americana era stata citata a giudizio dal sindacato
in un tribunale di Melbourne e condannata per aver violato la legge del
lavoro per il comparto dell'abbigliamento. Durante i giochi olimpici,
due attivisti americani si trasferiscono in un sobborgo di Jakarta per
condividere la vita degli operai della Nike, salario compreso. Rientrano
a casa dopo due mesi, affamati e notevolmente dimagriti. Il sindacato
internazionale ICFTU valuta positivamente il contenuto del codice di condotta
sottoscritto dal Comitato olimpico di Sydney e i dai sindacati australiani.
Vi è espresso riferimento a trattamenti salariali adeguati e indicazioni
per l'effettiva applicazione del codice.
· 31.5.2001: lancio della campagna internazionale "Kick child
labour out of football" della Global march against child labour (Marcia
mondiale contro lo sfruttamento del lavoro minorile) a un anno dall'inizio
della Coppa del mondo di calcio 2002. L'annuncio, letto da una ragazzina
ex cucitrice, è contenuto in una lettera aperta che invita la FIFA
a innalzare gli obblighi contrattuali di natura sociale verso le imprese
licenziatarie. A distanza di sei mesi, il 7.12.2001, il segretario generale
della FIFA risponde di stare valutando la possibilità di migliorare
il sistema di monitoraggio in atto e assicura che le attrezzature con
cui verrà disputato il campionato mondiale sono conformi agli standard
lavorativi correnti.
· 28.11.2001: FIFA e Unicef lanciano la campagna congiunta "Say
yes for children" (allegato n. 3) con l'impegno di utilizzare il
grande evento mediatico dei mondiali per porre in primo piano i diritti
dei bambini e sensibilizzare su questo tema l'opinione pubblica mondiale.
Le squadre scenderanno in campo accompagnate da bambini che indosseranno
magliette con il logo "Say yes". La Global march replica in
un comunicato stampa invitando la FIFA a dare effettiva e completa attuazione
al suo codice di condotta.
· Novembre 2001: 260 calciatori e sportivi italiani firmano l'appello
"Sport e pace" contro la guerra in Afghanistan.
· Gennaio 2002: si costituisce il nucleo promotore della campagna
italiana "Un altro mondiale è possibile" costituito da
Acea, Coord.lombardo nord/sud del mondo, Global march against child labour,
Laboratorio lavoro del nodo di Milano-Rete Lilliput, Rete Lilliput nazionale.
17 gennaio: lancio ufficiale delle iniziative internazionali della Global
march.
· 24.1.2002: lettera di alcune associazioni internazionali al Comitato
dei giochi olimpici invernali 2002 per denunciare una scoperta recente:
le tute degli atleti che porteranno la fiaccola olimpica a Salt Lake City
sono state confezionate in Birmania, paese sottoposto a sanzioni a causa
del regime brutale instaurato dalla giunta militare al potere. Si chiede
al comitato di prendere posizione contro pratiche commerciali che violano
i diritti umani.
· 30.1.2002: il Consiglio internazionale del Forum sociale mondiale
a Porto Alegre approva la campagna "Un altro mondiale è possibile"
proposta da José Luiz Del Roio che è fra gli animatori del
gruppo "L'altropallone".
NEL FRATTEMPO
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· 18.4.1997:
Italia - la Campagna "Scarpe giuste", promossa dal Centro nuovo
modello di sviluppo, incontra Nike in un dibattito pubblico a Torino.
· Ottobre 1997: conferenza internazionale sul lavoro minorile a
Oslo. Il "piano d'azione" adottato in questa sede è alla
base della Convenzione n.182 relativa all'eliminazione delle forme peggiori
di sfruttamento del lavoro minorile (adottata dall'OIL il 17.6.1999).
I verdi italiani presentano una proposta di legge contro il lavoro minorile.
· Natale 1997: nasce "L'Altropallone", un premio simbolico
conferito da operatori di un'informazione libera e indipendente, del mondo
associazionistico, cooperativistico e del terzo settore, a coloro che
si sono distinti per la loro azione in favore dell'eliminazione del lavoro
infantile, per un lavoro che dia dignità alla persona, per la solidarietà
e l'etica nel mondo dello sport. L'edizione 2001 conferirà il premio
a Gino Strada di Emergency.
· Gennaio 1998: secondo uno studio della CGIL sono 300 mila i bambini
lavoratori in Italia. Secondo il Consiglio d'Europa, l'Italia ha una popolazione
minorile lavoratrice fra le più alte d'Europa (terza nell'Europa
occidentale solo a Spagna e Portogallo e prima fra i paesi europei ricchi).
Si contestano all'Italia controlli poco severi sull'obbligo scolastico
e ispezioni del lavoro poco efficaci.
· 17.1.1998: parte da Manila e si conclude a Ginevra il 30 maggio
la Global march against child labour, marcia mondiale contro lo sfruttamento
del lavoro infantile, ideata da Kailash Satyarthi, attivista indiano,
fondatore della ong South Asian Coalition on child servitude (SACCS),
impegnato nella liberazione dei bambini dal lavoro forzato soprattutto
nella produzione di tappeti. Sono coinvolte nell'iniziativa, che si ripeterà
ogni anno, migliaia di associazioni in 97 paesi. Referente per l'Italia
è Mani Tese.
· 2.2.1998: governo e sindacati italiani annunciano l'avvio di
un tavolo permanente sullo sfruttamento del lavoro minorile che si concretizza
con l'adozione di una "carta di impegni per promuovere i diritti
dell'infanzia e dell'adolescenza ed eliminare lo sfruttamento del lavoro
minorile" (aprile 1998)
· 5.5.1998: il Tribunale permanente dei popoli, chiamato dalla
Clean clothes campaign europea a giudicare il comportamento di alcune
multinazionali produttrici di abbigliamento sportivo (e non), come Nike,
Adidas, Levi Strauss, Disney, emette una sentenza di condanna per le violazioni
dei diritti dei lavoratori impiegati in tali industrie. Pur non avendo
valore giuridico, i pronunciamenti del Tribunale permanente dei popoli
hanno una forte autorevolezza simbolica.
· 14.5.1998: Italia - audizione presso il Comitato per i diritti
umani della Commissione esteri della camera di un rappresentante della
Nike Italia e di rappresentanti di ong (fra cui il Centro nuovo modello
di sviluppo) in merito alle denunce sulle violazioni dei diritti dei lavoratori
nelle fabbriche delocalizzate.
· 7.1.1999: l'Osservatorio sulla Benetton promosso dal Coordinamento
lombardo nord/sud del mondo insieme ad alcune realtà italiane viene
invitato a Bruxelles dalla Clean clothes campaign belga a riferire in
un seminario della prima indagine condotta su un'azienda italiana dell'abbigliamento.
La collaborazione fra i due gruppi culmina nel mese di luglio, nel pieno
delle trattative per il rinnovo del contratto integrativo e in previsione
di ridefinire il codice di condotta aziendale, con la consegna brevi manu
alla direzione Benetton di 30 mila firme di consumatori belgi a sostegno
della trasparenza e della responsabilità sociale.
· 12.5.1999: Italia - presentata in parlamento la proposta di legge
"norme per la trasparenza e la salvaguardia delle condizioni socio-ambientali
della produzione" frutto della petizione popolare promossa dalla
Campagna acquisti trasparenti. Decaduta con il termine della legislatura,
la proposta di legge verrà ripresentata nell'estate 2001 dal sen.Ripamonti.
· 1.6.1999: l'OIL adotta la convenzione n.182 sull'eliminazione
delle forme peggiori di sfruttamento del lavoro minorile (in attività
pericolose e/o nocive per il fisico e per la mente, il lavoro schiavistico
o servile, la prostituzione, l'uso in traffici criminali, l'arruolamento
forzato dei bambini negli eserciti).
· Novembre 2000: invitata a un'audizione davanti alla Commissione
per lo sviluppo e la cooperazione dell'Unione europea, insieme ad alcune
ong impegnate nella difesa dei diritti dei lavoratori, Adidas non si presenta
(e lo stesso fa Nestlé).
· 2.4.2001: gli studenti del liceo Mamiani di Roma occupano l'aula
magna e impediscono alla Nike di utilizzare la struttura scolastica per
promuovere un torneo di calcetto fra le scuole medie superiori di Roma
e provincia.
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